martedì, luglio 27, 2010

Insensibilità e rabbia

Caro U., se così ti posso definire, anche perchè percepisco la tua volontà nel voler essere distaccato ed insensibile da tutto ciò che appartiene ad un mondo che tu non hai condiviso e che forse ti ha fatto del male e che tu mi hai tante volte sottolineato nei ragionamenti e nei racconti.
A prima vista sembri un uomo che vuol porsi al di sopra e guardare un po tutti con distacco, ma io penso che sia solo un fuggire dagli altri ma anche da te stesso,
ed allora mi chiedo ,
come può un essere che dice di aver sofferto tanto non apprezzare la libertà nei rapporti,
come non sente di costruire qualcosa che vada oltre e di diverso da ciò che magari ci è stato imposto.
Tu che fuggi e io che non ti vengo a cercare, perchè oggi ho ancora piu bisogno.
Mi ricordo la doccia, dopo il mare, l'estate, fatto in quel piccolo bagno esterno alla casa e con l'acqua fredda che mi toglieva il respiro. E mi ricordo la A 112 avana, macchina da borghesotto di paese, e poi le dune di una spiaggia non ancora invasa dai turisti, io avevo appena 4-5 anni ma ho ancora il ricordo lucido come ieri, e poi quel tuo viso serio ( non pensieroso) ma severo, come è severo lo studio, quando facevo i compiti sotto la tua guida.
Posso essere certo che ci sono state le incomprensioni, ma non si può mettere sullo stesso livello tutto e tutti, non ti pare ? dobbiamo saper distinguere perchè anche il male si può trasformare in bene e viceversa, e quando arriva il male bisogna lottare per volgerlo al bene invece di aspettare.
Tu hai preferito aspettare, e quelle incomprensioni sono diventati dei macigni e sei rimasto intrappolato sotto questi macigni, nonostante la tua volontà di allontanarli.
Adesso fai una vita appartata, misurata, ordinata, penso a mio padre, alle sue preoccupazioni , mio padre non è stato mai severo ma è stato sempre arrabbiato, come i contadini arrabbiati dal raccolto andato male, dalla malattia degli animali, dal maltempo inaspettato, era quella "incazzatura" genuina diciamo buona, questa è la dote che ha avuto da mio nonno e che mi ha dato mio padre , e la dote di famiglia "la Rabbia"

Aristotele ha attribuito un certo valore alla rabbia, che è il risultato da ingiustizia percepito, perché è utile per impedire l'ingiustizia. L'opposto di rabbia è l'insensibilità alle cose.
 “La persona che è arrabbiata alle giuste cose e verso la gente di destra ed anche nel giusto senso, al giusto tempo e per la giusta durata è morale encomiabile„

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