Quella camicia che indosso, ancora, che una volta indossava mio padre.
A costine, con delle righine sottili, arancione , celeste, blu , bianche, con varie sfumature di questi colori dalle tonalità piu chiare a quelle piu scure, con una preminenza del bianco su tutte le altre.
Questa camicia che io indosso per andare in ufficio , la mattina , magari indossando una cravatta, che riesce ancora a darmi quella dignità che aveva mio padre, quella severità e quella fierezza di indossarla nelle "grandi" occasioni, con il collo ed i polsini consumato dal suo sudore, ma che nessuno se ne accorge perchè e quel segreto tra me e mio padre, quell'uomo che sudava poco.
Diceva che bisogna lavarsi il necessario, cioeè le ascelle e il torace poi una bella lavata di piedi prima di andare a letto.
Avevamo il bagno fuori e l'inverno era proibitivo fare la doccia, l'acqua era fredda che mi toglieva il respiro.
Che senso indossarla ancora, mi dà fierezza, importanza , quel senso di pulito, quel senso di serietà e di lealtà, di correttezza e della parola data.
La camicia della domenica , della piazza, della festa, del rispetto di se e degli altri, quel darsi importanza dopo essere stato nella settimana immersi nella polvere della terra e nel fango, e guardarsi con fierezza con quei baffetti che la domenica mattina, davanti allo specchio , seduto su una sedia vicino alla finestra, si aggiustava e si spuntava con delle forbicette con pazienza, quella sua mezz'ora d'aria, ed io guardandolo mi chiedevo, conoscendolo, da dove gli venisse tutta quella pazienza, e dopo l'ultimo sguardo di mia madre scendeva giù in paese, il giorno del riscatto.
Io la metto ancora per ricordare quella fierezza e quel riscatto che mi ha aiutato e mi aiuterà nel corso del tempo.
A costine, con delle righine sottili, arancione , celeste, blu , bianche, con varie sfumature di questi colori dalle tonalità piu chiare a quelle piu scure, con una preminenza del bianco su tutte le altre.
Questa camicia che io indosso per andare in ufficio , la mattina , magari indossando una cravatta, che riesce ancora a darmi quella dignità che aveva mio padre, quella severità e quella fierezza di indossarla nelle "grandi" occasioni, con il collo ed i polsini consumato dal suo sudore, ma che nessuno se ne accorge perchè e quel segreto tra me e mio padre, quell'uomo che sudava poco.
Diceva che bisogna lavarsi il necessario, cioeè le ascelle e il torace poi una bella lavata di piedi prima di andare a letto.
Avevamo il bagno fuori e l'inverno era proibitivo fare la doccia, l'acqua era fredda che mi toglieva il respiro.
Che senso indossarla ancora, mi dà fierezza, importanza , quel senso di pulito, quel senso di serietà e di lealtà, di correttezza e della parola data.
La camicia della domenica , della piazza, della festa, del rispetto di se e degli altri, quel darsi importanza dopo essere stato nella settimana immersi nella polvere della terra e nel fango, e guardarsi con fierezza con quei baffetti che la domenica mattina, davanti allo specchio , seduto su una sedia vicino alla finestra, si aggiustava e si spuntava con delle forbicette con pazienza, quella sua mezz'ora d'aria, ed io guardandolo mi chiedevo, conoscendolo, da dove gli venisse tutta quella pazienza, e dopo l'ultimo sguardo di mia madre scendeva giù in paese, il giorno del riscatto.
Io la metto ancora per ricordare quella fierezza e quel riscatto che mi ha aiutato e mi aiuterà nel corso del tempo.